TORO 

a cura di Silvano Minuto – APAN 

Culmina al meridiano intorno alle ore 22 del 1° gennaio. Copre 797 gradi quadrati e contiene 125 stelle più brillanti della sesta magnitudine. Antica costellazione zodiacale, è facilmente riconoscibile per la presenza della stella rossa Aldebaran (Alfa), mag. 1.0 e degli ammassi aperti delle Iadi e delle Pleiadi. Nelle antiche carte l’animale veniva raffigurato con la sola testa e le spalle, il muso era delineato dall’ammasso delle Iadi. Aldebaran ne rappresenta il focoso occhio e le stelle Beta e Zeta indicavano la punta delle corna. 

La stella Beta Tauri, chiamata anche Gamma Aurigae, è spesso attribuita alla costellazione dell’Auriga per permettere al nostro occhio di collegare i suoi astri principali e formare una specie di pentagono. Molte sono le leggende legate a questa costellazione. La più famosa ricorda l’animale in cui si tramutò Giove per rapire la bella Europa che portò attraverso il mare fino a Creta. Qui riuscì a conquistarla e dalla loro unione nacque Minosse, capostipite della civiltà dell’isola. 

Alfa – Aldebaran 

A.R. 04h 36m – D. + 16° 31’ – m. 1.0 – sp. K5 

Il nome significa “colui che segue” (le Pleiadi). Gigante di tipo spettrale K5, spicca per il co-lore rosso-arancio intermedio tra quello di Capella e di Antares. Può essere utilizzata, proprio per questa caratteristica, come stella di confronto per valutare la variazione di Betelgeuse (Orione). Si trova appena sotto l’eclittica e costituisce uno dei vertici dell’ammasso delle Iadi, di cui però non fa parte. Si trova a 65 anni luce di distanza, luminosa come 160 Soli con una temperatura superficiale di 3500° K. La stella è accompagnata da una debole nana rossa, di mag. 13 a 31” di distanza; purtroppo la notevole differenza di luminosità tra le com-ponenti rende praticamente impossibile osservare il sistema. 

Beta – El Nath 

A.R. 05h 26m – D. + 28° 36’ – m. 1.8 – sp. B8 

E’ la seconda stella della costellazione, rappresenta la punta del corno superiore. Una gigante blu che si trova a 130 anni luce di distanza; brilla come 300 Soli. 

Lambda 

A.R. 04h 01m – D. + 12° 29 – 

Variabile tipo Algol 

Mag. 3.3-3.8 – periodo 3.95gg 

Può essere seguita con un binocolo o piccolo telescopio 

Zeta 

A.R. 05h 38m – D. + 21° 09’ – m. 3.0 – sp. B3 

Rappresenta la punta del corno inferiore. Si trova a 420 anni luce di distanza e brilla come 900 Soli. 

Tau 

A.R. 04h 42m – D. + 22° 57 

Separazione 62.8” – mag. 4.3 e 8.6 – AP° 213 

Sistema doppio.E’ sufficiente un binocolo o un piccolo telescopio per separare le componenti. 

Phi 

A.R. 04h 20m – D. + 27° 21’ 

Separazione 52.1” – mag. 5.0 e 8.4 – AP° 250 

Doppia composta da una stella gigante rossa (classe spettrale K0) e una compagna più debole di classe spettrale F8. E’ abbastanza facile da osservare anche con piccoli strumenti. 

Chi 

A.R. 04h 23m – D. + 25° 38 

Separazione 19.4” – mag. 5.5 e 7.6 – AP° 24 

Altro sistema interessante con componenti di colore bianco-azzurro e giallo. 

30 Tau 

A.R. 03h 48m – D. + 11° 09 

Separazione 9.0” – 10.2” – mag. 5.1, 10,2, 9.0 – AP° 59-236 

Sistema triplo 

T Tauri 

A.R. 04h 22m – D. + 19° 32’ Variabile irre-golare 

Mag. 8.4 – 13.5 

E’ una variabile molto interessante ma non facile da identificare e osservare. Si trova tra le stelle Epsilon e Omega Tau, 1.59° a ovest di Epsilon. La sua luminosità varia in maniera irregolare; è associata ad una piccola nebulosa a riflessione denominata NGC 1554. T Tauri è il prototipo di astri molto giovani che espellono moltissima materia sotto forma di vento stellare. 

Iadi 

A.R. 04h 27m – D. + 16° 

Dimensione 330’ – mag. 0.5 – tipo Ammasso 


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Ammasso aperto dalla caratteristica forma di una “V”; la stella Aldebaran occupa uno degli estremi. E’ molto grande, superiore a 5° e con le componenti sparpagliate. Si osserva bene ad occhio nudo o con un binocolo a largo campo. L’ammasso contiene una quarantina di stelle e si trova molto vicino al sistema solare, la distanza è valutata in 150 anni luce e l’età in 400 milioni di anni, quindi risulta molto più vicino e molto più vecchio delle pleiadi. 
La sua vicinanza ha reso possibile misurarne le componenti con metodi trigonometrici e, per questo motivo, serve come parametro per tutti gli altri ammassi aperti. 

M 45 Pleiadi 

A.R. 03h 47m – D. + 24° 07’ 

Dimensione 110’ – mag. 1.2 – tipo Ammasso 

M45 Pleiadi

E’ l’ammasso stellare più famoso di tutto il cielo. Si trova ad una distanza di poco più di 400 anni luce e le stelle che lo compongono sono giovanissime (astronomicamente parlando): hanno un età di circa 20 milioni di anni. Ad occhio nudo si possono distinguere 7 o 8 stelle; alcuni affermano di riuscire a osservarne fino a 14, approfittando di buone serate e cielo molto scuro. IN realtà sono centinaia quando si passa dall’osservazione con un binocolo a quella di un telescopio. Intorno alle stelle più brillanti è persino possibile osservare una tenue nebulosità, residuo della nube di polveri e gas che le ha generate. Per la sua notevole estensione (110’) la visione d’insieme si ottiene con binocoli o telescopi a grande campo. Le stelle delle Pleiadi possono essere utilizzate per testare gli strumenti e per fare pratica con le stime di magnitudine. 

Ngc 1647 – AR 04h 46m – D + 19° 04’ 

Dim: 45’ – mag. 6.4 – tipo Ammasso 

Non lontano da Aldebaran, in un campo povero di stelle, si trova questo ammasso aperto. Contiene circa 200 astri a partire dalla mag. 8.5, disposti su di un campo di 45’. Un binocolo permette di averne la visione d’insieme ma di osservare solo poche stelle, mentre con un telescopio si avrà una visione parziale ma ricca di deboli astri. 

NGC 1807 

A.R. 05h 12m – D. + 16° 42’ 

Dimensioni 17’ – mag, 7.7 – Ammasso aperto 

NGC 1817 

A.R. 05h 12m – D. + 16° 42’ 

Dimensioni 15’ – mag, 7.7 – Ammasso aperto 

E’ una coppia di ammassi aperti contigui. Possono essere visti contemporaneamente in un piccolo telescopio. Il primo contiene circa 20 stelle sparse su un’area di 17’, con componenti a partire dalla mag. 9; il secondo si trova a nord est con 60 stelle di-sposte su un’area di 15’; ma con astri più deboli a partire da mag. 11. Alcuni osservatori li considerano una copia, in piccolo, del doppio ammasso del Perseo. 

Ngc 1807 – ngc 1817 

Ngc 1952 – M 1 – AR 05h 34 m – D + 22° 01’ 

Dim. 6×4’ – Mag. 8.4 – Resto di Supernova. 

Si tratta delle celebre Nebulosa del Granchio (Crab Nebula). Abbastanza facile da individuare in quanto si trova a 1,1° a NO della stella C Tauri. Le dimensioni sono di 6×4′ e la sua luminosità di 8.4. Può essere vista anche con piccoli strumenti ma per mettere in evidenza qualche dettaglio occorrono forti ingrandimenti e un accentuazione del contrasto che è possibile ottenere utilizzando appositi filtri nebulari. M 1 è il resto di una supernova che brillò nel 1054. E’ uno degli oggetti più studiati dagli astronomi e lascia vedere attraverso i suoi filamenti quel è stata l’immane esplosione che ancora oggi fa espandere questo involucro di gas ad una velocità pari a 1000 chilometri al secondo. Al suo interno, rimane tangibile il dramma subito dall’astro la cui parte centrale divenuta una pulsar di mag. 16, al di fuori della portata degli strumenti amatoriali, emette ancora oggi lampi di luce ruotando vorticosamente su se stessa 30 volte ogni secondo.