(A cura di Alberto Villa – AAV & AAAV)

Il cielo è stato considerato immutabile per molto tempo ed i fenomeni che avvengono sulla volta celeste, ripetendosi con grande regolarità, hanno permesso di stabilire alcune delle principali unità di tempo: il giorno, il mese e l’anno. Ogni deviazione da questo “normale” comportamento degli astri, quale poteva essere l’apparire di un oggetto celeste nuovo o, al contrario, la sparizione di uno ben conosciuto, provocava in chi ne era testimone suggestioni profonde e quasi sempre grande timore. La vita sulla Terra dipende strettamente dalla luce e dal calore che il Sole ci invia quotidianamente: la sua scomparsa improvvisa durante un’eclisse era quanto di più temibile si potesse immaginare. Per secoli la gente ha considerato le eclissi come un evento terribile e funesto, presagio di sventura, e ha compiuto rituali, cerimonie e sacrifici per esorcizzarle.  Gli antichi però, si accorsero presto che le eclissi non sono un fenomeno unico, ma si presentano con una certa regolarità: incominciarono allora a registrare con grande precisione i tempi delle varie fasi delle eclissi di Sole e di Luna, annotando talvolta anche la percentuale di oscuramento del disco, o se il Sole e la Luna fossero sorti o tramontati nel corso del fenomeno. Lo scopo principale di queste osservazioni così dettagliate era quello di imparare a prevedere il fenomeno e cercare delle correlazioni con il moto del Sole e della Luna. Gli astronomi dell’antica Grecia e quelli arabi del Medioevo misurarono i tempi delle eclissi viste dalle diverse località, per determinarne le differenze di longitudine.  In Cina e Babilonia, invece, le eclissi venivano predette ed osservate per ricavare degli auspici di carattere astrologico.  Anche gli storici antichi, pur possedendo una scarsa dimestichezza con l’astronomia, mostrarono sempre un grande interesse per le eclissi solari. Nel riportare questi eventi infatti, ne sottolineavano l’aspetto spettacolare e annotando anche particolari come la comparsa delle stelle in cielo nel caso di eclissi totali. 

Mito e simbolismo delle eclissi 

Molti popoli hanno sviluppato fin dai tempi più antichi i propri miti e le proprie leggende riguardo alle eclissi, spesso credendo che esse fossero il presagio di qualche catastrofe naturale o della morte o disfatta di un re. 

Un mito molto diffuso è quello che durante un’eclisse un drago divori il Sole. Molte culture hanno inoltre sviluppato i propri metodi per contrastare gli effetti di un’eclisse: per esempio gli antichi Cinesi cercavano di fare molto rumore per spaventare e scacciare il drago, suonando tamburi, scoccando frecce nell’aria e percuotendo delle pentole. Questa tradizione è sopravvissuta in un certo senso fino al secolo scorso, quando la Marina Imperiale Cinese usava sparare con le proprie armi da cerimonia durante l’eclisse, per scacciare simbolicamente il drago invisibile. 

In India, la gente si immergeva fino al ginocchio nell’acqua di un fiume, credendo che questo aiutasse la Luna e il Sole a difendersi dal drago. In Giappone si usava invece ricoprire i pozzi durante un’eclisse, per evitare che vi cadesse del veleno proveniente dal cielo oscuro. 

Tuttavia ci furono anche credenze più ottimistiche riguardo a questo fenomeno naturale: a Tahiti per esempio, le eclissi erano interpretate come il congiungimento amoroso del Sole e della Luna. Perfino ai giorni nostri, presso certe tribù eschimesi e artiche si crede che le eclissi siano un segno della benevolenza divina: il Sole e la Luna lasciano temporaneamente il proprio posto in cielo per controllare che sulla Terra vada tutto bene. 
Dai Babilonesi a Tolomeo

Gli osservatori babilonesi cominciarono studi sistematici dei più vari fenomeni celesti dal 750 a.C. circa. Le registrazioni incise su tavolette di argilla a caratteri cuneiformi sono venute alla luce circa un secolo fa tra le rovine della città di Babilonia. Gli astronomi babilonesi non giunsero a capire le vere cause delle eclissi, ma probabilmente le appresero dai Greci durante il periodo ellenistico a Babilonia (dalla fine del IV secolo a.C. in poi). Le loro osservazioni però sono tra le più precise e non hanno eguali nel mondo antico. 

Si ha notizia di circa 50 eclissi lunari, che coprono un intervallo temporale compreso tra il 700 a.C. e il 50 a.C. Le registrazioni di eclissi solari sono solamente una decina, tra il 350 a.C. e il 50 a.C. 

Altre notizie relative all’eclissi lunari probabilmente copiate da testi babilonesi perduti, si trovano nell’Almagesto, la grande opera di Astronomia matematica scritta da Tolomeo (fig. 2) intorno al 150 d.C. Per quanto riguarda le eclissi solari, la registrazione babilonese più completa è quella del 15 aprile 136 a.C., per la quale si trovano informazioni su due tavolette distinte. L’ Almagesto per più di mille anni costituì la base delle conoscenze astronomiche nel mondo islamico e in Europa: il titolo originale greco era “Mathematiké sýntaxis” o “Megále sýntaxis” mentre il nome attuale deriva dall’arabo “al Magisṭī” con cui era generalmente indicata l’opera. 
I Cinesi 

Le osservazioni cinesi coprono un periodo maggiore rispetto a quello babilonese, all’incirca dal 720 a.C., con alcune registrazioni relative anche a secoli precedenti, la cui datazione è però molto incerta. In totale si hanno più di cento registrazioni diverse, i cui manoscritti originali sono andati perduti. Originariamente, infatti erano scritte su ossa o su canne di bambù e solo successivamente su carta. Ci si deve accontentare perciò di riassunti stampati in trattati di astronomia speciali che venivano inseriti nelle storie ufficiali delle varie dinastie. 
Le registrazioni più antiche segnalano solamente il verificarsi dell’eclisse. Quelle di Sole furono registrate con regolarità a partire dal 709 a.C., mentre quelle di Luna furono tralasciate fino al 400 d.C., poiché le eclissi di Luna non erano ritenute di importanza astrologica. 
È cinese la più antica registrazione di un’eclisse di Sole. Essa risale al 22 ottobre 2134 a.C., cioè a più di 4000 anni fa. Gli storici, a dire la verità, non sono molto certi di questa data. Gli annali che riportano l’evento possono avere un errore di 200 anni: A quest’eclisse è associata anche una leggenda che narra di come a volte il mestiere di astronomo possa essere pericoloso. La vera spiegazione delle eclissi fu compresa dai Cinesi solamente intorno al I secolo d.C., cioè cinque secoli dopo rispetto al greco Anassagora. 
Gli antichi Egizi 

L’astronomia presso gli antichi Egizi era abbastanza sviluppata. Essi misurarono la durata dell’anno osservando il sorgere di Sirio, la stella più luminosa del firmamento. Inoltre la grande Piramide di Giza è più o meno allineata con i quattro punti cardinali. Tutto questo dimostra che gli Egizi osservavano attentamente gli eventi celesti. 
Nonostante questo, in tutti i reperti storici che riguardano l’antico Egitto non è mai stato trovato alcun riferimento alle eclissi, né di Sole né di Luna. Questa lacuna ha sorpreso molti storici: certamente questo popolo ha assistito a molte eclissi nel corso dei secoli. È impossibile pensare che una civiltà che adorava il Sole, dal quale traeva calore e nutrimento, restasse indifferente alla sua apparente scomparsa! 
Forse l’immagine dell’eclisse è stata tramandata in forma simbolica. La corona solare ha un’apparenza particolare durante alcune eclissi. La sua forma e le sue dimensioni variano secondo un periodo di 11 anni, cioè seguendo il ciclo di attività delle macchie solari. Durante le fasi di minima attività delle macchie, la luminosità della corona è minore, ma la regione equatoriale si estende in lunghi pennacchi di gas incandescente, come si vede nel disegno di S.P. Langley che rappresenta l’eclisse del 29 luglio 1878: alcuni storici hanno notato che potrebbe esistere un’analogia tra questi pennacchi e le ali simboliche che appaiono nel simbolo egizio del Dio del Sole. Questa fu una delle prime rappresentazioni del Sole presso gli antichi Egizi, e compare spesso all’ingresso delle tombe e dei templi, forse per raffigurare la vittoria della luce sull’oscurità; talvolta questa immagine include anche due teste di serpente e i corni di capra, pure simboli del Sole. È molto probabile che l’immagine dell’eclisse solare sia stata stilizzata proprio come illustrato.
Il simbolo egiziano (in basso) che molto probabilmente 
raffigura in maniera molto stilizzata una eclisse di Sole. 
In alto, il disegno di S.P. Langley, che raffigura l’eclisse del 29 luglio 1878. 
I Maya 

I Maya non possedevano le conoscenze necessarie per determinare se un’eclisse di Sole fosse visibile nelle zone in cui abitavano, ma sembra che anche le eclissi non visibili, e che quindi non avevano potuto osservare, fossero comunque state da loro previste e registrate. 
Esistono infatti nel Codice di Dresda alcune tavole che riguardano la previsione delle eclissi: le tavole riportano dei periodi di 177 o 178 giorni (che corrispondono a 6 cicli di fasi lunari), intervallati in modo apparentemente casuale da periodi di 148 giorni (corrispondenti a 5 mesi lunari). Ora, le eclissi hanno luogo solo quando Sole e Luna si trovano all’incirca ai nodi dell’orbita lunare: questo avviene ogni 173.31 giorni. Le registrazioni Maya mostrano che le eclissi hanno luogo solo durante questi periodi particolari, che si ripetono ogni sei mesi (177 giorni): i 4 giorni di differenza richiedono la correzione di un ciclo da 177 giorni con uno di 148. 

Il Codice di Dresda (fig. 4) è conservato in Germania, presso la biblioteca statale di Dresda. Questo codice è un’opera d’arte di inestimabile valore se si considera che sono soltanto quattro i codici Maya ad essere arrivati fino ai giorni nostri. Miracolosamente è sfuggito alla distruzione operata durante la conquista territoriale e religiosa del Centro America ed in qualche modo è giunto in Europa, dove fu acquistato dalla biblio-teca reale della corte di Sassonia nel 1739. Molte parti descrivono rituali religiosi, altre invece contengono informazioni di astronomia e astrologica, descrivendo i cicli di venere e delle eclissi, facendo previsioni sulla loro comparsa e sugli eventi futuri correlati a questi fenomeni. 

Stonehenge e le eclissi 

Il complesso megalitico di Stonehenge (vedi Fig. 5) è stato costruito nella pianura di Salisbury, in Gran Bretagna, all’incirca nel 3200 a.C., cioè all’epoca in cui vennero costruite le grandi piramidi in Egitto. 

La costruzione ha una forma circolare, del diametro di qualche decina di metri; è composta da vari anelli di pietre alte e strette, alcune delle quali sormontate da altre lastre di pietra. Inoltre vi si possono osservare alcune serie di buche nel terreno, disposte in forma circolare. Si pensa che questo complesso sia stato progettato dagli antichi abitatori della regione non soltanto come un luogo di culto, ma anche come un immenso calendario, dopo una paziente osservazione del cielo, per tenere traccia del trascorrere dei mesi, delle stagioni e degli anni. 

Certamente Stonehenge contiene molti riferimenti al moto del Sole e della Luna; il numero di pietre e di buche nei vari anelli sembra essere legato a qualche ciclo astronomico, come quello delle fasi lunari. Inoltre le direzioni degli allineamenti fra le varie pietre coincidono pressappoco con alcuni punti della volta celeste, che corrispondono ad eventi periodici come il sorgere e il tramontare del Sole ai solstizi. Per esempio, il giorno del solstizio d’estate, il Sole sorge in un punto più a settentrione rispetto a tutti gli altri giorni dell’anno. Quel giorno, stando nel centro del cerchio di pietre, si può vedere sorgere il Sole circa al di sopra di una pietra particolare detta “Heel Stone”, che si trova lungo l’asse della costruzione. Il complesso di Stonehenge sembra cioè allineato in modo non casuale. 

Tuttavia, anche se Stonehenge racchiude un notevole simbolismo di carattere astronomico, non è ancora chiaro se fosse davvero un luogo di studio dei fenomeni celesti, come sostengono molti studiosi, o fungesse solo come un calendario per le ricorrenze stagionali, come la semina e la raccolta del grano. Gli allineamenti fra le rocce non sono molto precisi, e spesso gli studiosi hanno elaborato delle teorie “a posteriori” per spiegare la posizione delle pietre. 

Alcuni sostengono addirittura che questo complesso servisse per prevedere il verificarsi delle eclissi. Una volta note la lunghezza dell’anno e del mese, facilmente determinabili, sarebbe stato necessario però conoscere la periodicità del moto dei nodi dell’orbita lunare: un’eclisse avviene solo quando Sole e Luna si trovano in prossimità di un nodo. È improbabile che gli antichi abitatori del luogo avessero conoscenze così avanzate. 

Nel prosieguo di questo articolo, ci dedicheremo alla descrizione delle eclissi di Sole e di Luna che – per svariati motivi legati sia alla scienza che a curiosi aneddoti – sono diventate famose nella storia!