(A cura di Alberto Villa – AAV & AAAV) 

La fotografia di una eclisse anulare o parziale (ivi comprese le fasi parziali di una eclisse totale) presenta difficoltà decisamente inferiori rispetto alla ripresa di una eclisse totale. Per fotografare porzioni anche minime di Sole non occultato, dovremo operare con gli stessi tempi di posa necessari per riprendere il Sole “pieno”: l’intensità luminosa per unità di superficie infatti è sempre la stessa e pertanto sarà la stessa anche l’esposizione necessaria per ottenere immagini corrette. Questo significa che per eclissi della specie, avremo tutto il tempo per determinare l’esposizione ottimale. 

Per quanto riguarda la fotografia di una eclisse totale, le condizioni di ripresa cambiano drastica-mente nel momento in cui bisogna togliere i filtri: ci si trova infatti ad operare su un soggetto con caratteristiche di luminosità uniche che non è possibile simulare per effettuare delle prove prima di vivere in diretta l’evento. Ricordiamo inoltre che la totalità dura pochissimi minuti nei quali le fasi e i dettagli da riprendere sono molteplici: per questo motivo il “Sole Nero” è senza dubbio il soggetto astronomico più difficile da immortalare, in quanto ci si gioca tutto nei pochi minuti della totalità senza possibilità di rimediare ad eventuali errori o contrattempi. Anche la galassia più elusiva, in caso di insuccesso può essere rifotografata in momenti o date successive. Le stesse comete ci mettono a disposizione più serate per la documentazione del loro passaggio. Nel caso di una eclisse totale, non esiste possibilità di replica. 

In Fig. 1, a fianco di ogni possibile focale (focal lenght) compresa tra i 14 e i 2000mm, viene indicato in gradi l’ampiezza del campo inquadrato (Field of view) sia per la fotocamera analogica che per quella digitale, e le dimensioni del disco solare (Size of Sun) in millimetri sulla pellicola / sul sensore. Si può ottenere quest’ultimo dato anche dividendo il valore della lunghezza focale espresso in millimetri per 109. Per la fotografia digitale, il valore potrebbe richiedere una correzione secondo un particolare fattore di moltiplicazione caratteristico di ogni fotocamera. Questo tipo di ripresa deve per-tanto essere preparata con particolare cura: le tabelle riportate di seguito forniscono importanti indicazioni in merito alle ottiche ed i tempi di posa da utilizzare. 

La Fig. 2 rende con immediatezza visiva il concetto appena illustrato. Ci si rende conto come focali diverse servono ad evidenziare aspetti diversi del fenomeno: dovremo ad esempio utilizzare un ingrandimento più elevato per fotografare le protuberanze, mentre l’ingrandimento dovrà essere molto meno spinto per riuscire ad inquadrare tutta la corona solare. 

In fig. 3 vengono invece esposti i tempi di posa corretti da utilizzare per ogni singolo aspetto che l’eclisse presenta. Per utilizzare correttamente questa tabella, è sufficiente individuare nel riquadro in alto a sinistra il valore ISO con il quale si sta lavorando e proseguire quindi verso destra fino ad individuare l’apertura del diaframma (o apertura relativa del telescopio). A questo punto basta scendere verso il basso per trovare tutti i valori consigliati per riprendere l’eclisse, indicati per ogni possibile fase. A titolo esemplificativo, se stiamo lavorando a 200 ISO di sensibilità con un diaframma aperto ad f/8, per mettere in evidenza le protuberanze solari (prominences) dovremo esporre per 1/2000 di secondo. Come si può notare, utilizzando una fotocamera digitale che ci consente di ottenere immagini “non sgranate” anche impostando una discreta sensibilità, potremo operare con tempi di posa abbastanza veloci tali da non richiedere obbligatoriamente l’impiego di una montatura moto-rizzata per tutti i dettagli da riprendere: questo fatto è molto importante quando si deve programmare un viaggio aereo per recarsi nei luoghi interessati dall’eclisse. 

I valori esposti sono sempre da considerare orientativi anche perché variabili come la trasparenza dell’aria, la foschia o eventuali velature sono elementi non quantificabili a priori che possono influire sul risultato finale in modo significativo. 

Abbreviazioni in Fig. 3: 

➢ ND = filtro solare a densità neutra (tipo mylar); 

➢ Rs = raggio solare 

Note / richiami in fig. 3: 

1) i tempi di posa per una eclisse parziale sono gli stessi da utilizzare per una anulare; 

2) i Grani di Baily evolvono con estrema rapidità; 

3) questo tempo di posa è indicato per fotografare anche l’Anello di Diamante 

I tempi di posa espressi in secondi consigliati in fig. 3 sono stati calcolati con la seguente formula: 

nella quale: 

t = tempo di posa espresso in secondi; 

f = il valore f/ di apertura del diaframma utilizzato (più è basso, più l’ottica è luminosa); 

I = la sensibilità utilizzata in ISO; 

Q = il fattore di luminosità relativo alla fase fotografata, così come espresso in tabella. 

Il tempo di posa calcolato sarà: 

direttamente proporzionale a f/ (meno luminosa è l’ottica, più sale il tempo di posa) 

inversamente proporzionale a I e a Q (più è elevata la sensibilità utilizzata e più è luminoso il soggetto, e più si abbrevia il tempo di posa). 

Per meglio comprendere come debba essere impostato un programma di ripresa fotografica, nella tabella che segue viene indicata la cronologia dei vari eventi che l’eclisse totale presenta, con l’indicazione (durata) del lasso di tempo che abbiamo a disposizione per fotografarli. 

FASE / EVENTO DURATA NOTE 
Parzialità in ingresso oltre 1 ora con il filtro 
Anello di Diamante in ingresso pochi secondi, prima della totalità senza filtro 
Grani di Baily in ingresso pochi secondi, prima della totalità “ 
Cromosfera durante la totalità – max. 7’ 30” “ 
Protuberanze “ “ 
Corona solare “ “ 
Cielo stellato “ “ 
Grani di Baily in uscita pochi secondi, dopo la totalità “ 
Anello di Diamante in uscita pochi secondi, dopo la totalità “ 
Parzialità in uscita oltre 1 ora con il filtro 

E’ importante considerare che cromosfera, protuberanze e corona solare (più o meno estesa) sono sempre presenti e coesistono durante tutta la fase di totalità: sono i tempi di posa differenti che mettono in evidenza un elemento piuttosto che l’altro (Fig. 4) 

Fig. 4 – Eclisse totale di Sole del 29 Marzo 2006 / Deserto libico. A sinistra: corona interna ripresa e protuberanze riprese con una posa molto corta. A destra: la massima estensione della corona solare fotografata con esposizioni più lunghe (le protuberanze ovviamente non sono più visibili). 

Altro elemento visibile durante la totalità è il cielo stellato, che richiede però l’utilizzo di ottiche dedicate a largo campo: in questo caso non è infatti importante ingrandire l’immagine dell’eclisse, ma riuscire ad inquadrare la più ampia porzione possibile di cielo. Considerando che durante la 36 

totalità non si raggiunge mai l’oscurità della notte, per riprendere questo aspetto è consigliabile utilizzare un grandangolo luminoso, collocato su cavalletto. Un 28mm – ad esempio – può esporre anche fino ad almeno 15 secondi in postazione fissa (senza motore d’inseguimento) mantenendo puntiformi le immagini delle stelle. 

Come organizzare le riprese fotografiche 

Bisogna tenere ben presente che le condizioni che si verificano durante la totalità non sono riproducibili in nessun modo e pertanto è impossibile effettuare prove prima di vivere in diretta l’evento. Oggi però la fotografia digitale ci permette di vedere subito l’immagine ripresa, consentendoci di modificare in tempo reale i parametri utilizzati anche nel breve periodo di tempo che la totalità ci mette a disposizione. Resta comunque evidente la complessità delle operazioni da eseguire in un tempo così breve come i pochi minuti che la totalità ci concede per fotografare aspetti molteplici, che oltretutto richiedono tempi di posa e / o focali differenti (Fig. 5). Per cimentarsi nella ripresa di una eclisse totale di Sole è fondamentale ed indispensabile curare con molta attenzione i seguenti aspetti : 

❑ l’organizzazione del lavoro che si vuole eseguire; 

❑ una preparazione molto accurata della strumentazione; 

❑ l’effettuazione di prove simulate delle operazioni da svolgere durante la fase di totalità. 

Una volta preparata e controllata con cura tutta la strumentazione (pellicole / flash cards, batterie, collegamenti elettrici, filtri, ecc.), è molto importante preparare una scaletta con la sequenza degli scatti programmati, dei relativi di tempi di posa e di ogni manovra da effettuare. Dovremo tenere questa scaletta a portata di mano seguendola scrupolosamente nei momenti cruciali. Nei pochi minuti di totalità infatti la concentrazione sulla strumentazione è massima e non c’è assolutamente tempo per pensare a quali immagini riprendere: tutto deve già essere pianificato. Bisogna anche considerare 37 

che assistere per la prima volta ad una eclisse totale di Sole può provocare emozioni molto forti, in grado di pregiudicare la concentrazione necessaria per riuscire a documentare l’evento. Mi è accaduto personalmente ad Aruba, ed in maniera veramente inaspettata: essere consapevoli di questa eventualità aiuta moltissimo a superare il momento di forte emozione che sopraggiunge soprattutto alla prima esperienza del genere. 

Il programma di ripresa può essere approntato per un singolo operatore o per un gruppo, e ovviamente l’impostazione sarà molto diversa a seconda dei casi. 

Nel caso di un singolo operatore, bisogna rendersi conto che non sarà possibile riprendere tutti gli aspetti che l’eclisse totale presenta: nei pochi minuti di totalità non si può certo pretendere di cambiare ottiche ed eventualmente pellicole. Sarà necessario fare delle scelte a priori concentrandosi sugli aspetti ritenuti più interessanti programmando le riprese in tal senso. 

Nel caso di un gruppo ben affiatato, ci si può invece organizzare in maniera tale che ogni operatore si dedichi a determinati aspetti del fenomeno, riuscendo così ad ottenere alla fine una documentazione completa dell’evento (senza escludere – per esempio – anche una ripresa filmata o la rilevazione degli effetti ambientali). 

Per garantire un buon risultato finale e soprattutto per evitare sorprese sgradevoli, è molto importante cercare di prevedere qualsiasi inconveniente ritenuto possibile. Il verificarsi di un imprevisto non ci deve mai cogliere di sorpresa, ma dovremo sempre essere pronti ad intervenire velocemente mettendo in atto soluzioni già preparate e memorizzate. Nella più sfortunata delle ipotesi – è cioè nel caso in cui qualcosa ci impedisca di seguire il programma fotografico che avevamo predisposto – non ci lasceremo prendere dallo sconforto del momento e cercheremo comunque di incamerare un risultato minimo, possibilmente di qualità: meglio poche immagini ben riuscite che tante non significative, o peggio ancora nulla!! 

Dovendo intraprendere un viaggio aereo, è opportuno contenere al minimo la strumentazione, ma tutto quello che decideremo di portare con noi dovrà essere verificato in ogni sua parte sia per l’affidabilità che per l’efficienza. È vivamente consigliabile preparare con discreto anticipo un elenco scritto: 38 

  • di tutta la strumentazione che ci serve, ad evitare che nella frenesia della partenza si possa dimenticare qualche accessorio fondamentale, poi non reperibile sul luogo dell’osservazione; 
  • delle operazioni e dei controlli da effettuare nel momento in cui posizioneremo l’attrezzatura in modo che sia tutto veramente pronto per l’inizio dell’eclisse. ➢ da tempi di posa corretti per la luminosità del soggetto, ma che risultino troppo lunghi, così da evidenziare il moto apparente del Sole e della Luna. In questo si può intervenire: ✓ ricorrendo ad una montatura equatoriale motorizzata (valutando la possibilità del trasporto e dell’alimentazione) che annulla il moto apparente degli astri; 
  • ✓ abbassando il tempo di esposizione e incrementando di conseguenza per quanto possibile il valore ISO utilizzato, e/o impiegando un’ottica più luminosa; ➢ da cavalletti / montature troppo leggeri rispetto alla strumentazione che devono sostenere, così da risultare troppo sensibili ad elementi di disturbo quali il movimento dello specchietto della macchina fotografica in fase di scatto o una leggerissima brezza. Una volta verificato che non si stia esagerando con il carico della strumentazione, in questo caso non resta altra soluzione che procurarsi un cavalletto / montatura adeguati. 

Questi accorgimenti possono apparire fuori luogo, ma sono dettati dall’esperienza e tengono conto anche dell’emozione che normalmente cresce più si avvicina il momento della totalità. 

Le immagini non devono inoltre evidenziare il cosiddetto “effetto mosso”, che può essere causato: 

Una volta soddisfatti tutti gli aspetti tecnici, sarà opportuno verificare che il programma fotografico messo a punto sia compatibile con i tempi della totalità / anularità da riprendere (ricordiamoci che le eclissi di Sole totali e anulari non hanno sempre la stessa durata nella fase culminante). E’ sufficiente simulare l’operatività che abbiamo intenzione di svolgere per renderci conto se avremo modo di svolgere tutte le operazioni che abbiamo previsto. In caso contrario dovremo apportare delle variazioni al nostro programma, finché non otterremo il risultato voluto. 

Osservazione o fotografia? 

E’ sicuramente una scelta da fare a priori. Certo la sola osservazione consente di gustare appieno il fenomeno sul momento senza essere distratti da altri impegni, ma non ci potrà dare la soddisfazione di qualche immagine scattata proprio mentre stavamo vivendo l’emozione dell’eclisse. 

Anche chi decide di dedicarsi alla fotografia, difficilmente può rinunciare a qualche istante di osservazione: bisogna però fare in modo che lo strumento per l’osservazione sia a portata di mano e che non si corra il rischio di compromettere il programma di ripresa.