(A cura di Silvia Fiumalbi – AAAV) 

“Ogni sera le stelle emergono come spiriti magici, mentre il Sole discende nel suo nascondiglio notturno” 

Esse accendevano nel cielo agli albori delle prime civiltà e si accendono oggi, purtroppo alcune non riusciamo più a vederle ad occhio nudo a causa dell’inquinamento luminoso, ma come gli astri sapevano accendere la fantasia dei primi omidi, possono ancora aprire in noi, le porte a fantastiche visioni. Ci sono diverse modalità per guardare le stelle: lo si può fare con gli occhi dello “scienziato”, analizzando affascinanti dati su composizione, magnitudine ecc. o lo si può fare con gli occhi dei sognatori. Cosa non molto lontana da ciò che gli uomini antichi facevano, individuando nei vari apparenti gruppi di stelle raffiguranti eroi, Dei, animali o personaggi fantastici.Ed è proprio in un viaggio visionario che vi accompagnerò in questa nuova rubrica e, magari, sarò la Musa che asseconderà ogni fantasia nel saper creare, nelle vostre menti, nuove storie, nuovi personaggi che aspettano solo di essere scoperti.

Innanzitutto, occorre essere coscienti che le costellazioni, in realtà, sono frutto dell’immaginazione umana come espressione dell’antico desiderio di imprimere un proprio “ordine” nel caos apparente del cielo notturno, oltre ad avere lo scopo di offrire la capacità di orientarsi. Ma forse la motivazione più antica, fu quella di cercare di “umanizzare” l’oscurità della notte. Talvolta si può rimanere delusi per il fatto che in pochissime costellazioni, se non in nessuna, riusciamo ad identificare le figure dalle quali prendono il nome, ma pretendere questo, sarebbe non capire il loro significato. 

Esse sono simboliche allegorie celesti. Il cielo stellato rappresentava e può ancora rappresentare uno schermo (la TV ancestrale) sul quale l’immaginazione poteva creare racconti di Dei, animali fantastici ecc. Era come un libro illustrato ai tempi in cui la scrittura non esisteva. 

In migliaia di anni sono state individuate centinaia di costellazioni da parte di ogni civiltà della Terra e solo nel 1930 l’IAU, l’Unione astronomica Internazionale, ne ha riconosciute ufficialmente 88, suddivise nei due emisferi: 18 in quello boreale, 36 in quello australe e le rimanenti 34 nella fascia equatoriale dove troviamo anche le costellazioni zodiacali. 

In questo numero del “Bollettino astronomico” tratterò la mitologia legata alla costellazione boreale del Cigno. 

Questa costellazione, già nota al popolo della Mesopotamia, sembra apparire anche in alcune novelle sui viaggi di Sinbad il marinaio, nel li-bro “Mille e una notte”. Anche Ipparco e Tolo-meo parlavano di questo asterismo, ma ve-dendo in esso un uccello generico, piuttosto che un cigno. Per gli arabi era una gallina, in-fatti una delle sue stelle principali, Deneb, in lingua araba significa “coda di gallina”. Fu così per tutto il Medioevo fino al Rinasci-mento, quando Eratostene le assegnò il nome di “Cigno”. Nel ‘700 la Chiesa attuò una ri-forma con la quale cercò di cambiarle il nome in “Croce del Nord” visto che l’asterismo ne ricorda la forma, in aggiunta avrebbe anche rappresentato il simbolo opposto alla costella-zione australe della “Croce del Sud”. C’è chi dice che la Chiesa volesse in questo modo ri-cordare la croce di Gesù o la croce sostenuta da Sant’ Elena, la madre di Costantino, alla quale viene attribuito il ritrovamento della croce me-desima, smarrita per secoli. Nonostante ciò, il nome pagano prevalse. 

Secondo un’antica leggenda, il cigno era l’animale nel quale Zeus trasformò un amico di Fetonte, un figlio di Apollo il quale, preso il carro infuocato del padre, ebbe un piccolo incidente che causò un incendio ad un vasto appezzamento di terra coltivato. Zeus lanciò contro di lui la sua folgore per vendicarsi e Fetonte, ferito, cadde in un fiume. L’amico che si trovava con lui si tuffò varie volte nel tentativo di salvarlo e Zeus, impietosito per il gesto, lo trasformò in cigno per agevolare le operazioni di salvataggio. Dopo lo pose nel cielo a ricordo di questa azione eroica. 

Secondo la tradizione greca, l’origine della figura del cigno è da ricercare nelle imprese “galanti” di Zeus in occasione delle quali, spesso, si trasformava in cigno. Un altro mito greco, racconta che Zeus si era innamorato della Dea Nemesi (in greco “sdegno, vendetta”) che aveva il compito di punire coloro che sfidavano l’ordine delle cose o gli Dei stessi. Nemesi era al servizio di Temi (figlia di Urano e di Gea) che presiedeva alla legge ed ogni volta le si mancava di rispetto, interveniva Nemesi. 

Zeus voleva unirsi a lei, ma ella cercò sempre di sfuggire, avendo sempre accanto Aidos, la Dea del pudore. Essendo quindi Nemesi legata alla purezza, come anche protettrice di Temi, accondiscendere alle “avance” di Zeus, avrebbe voluto dire andare contro la propria missione, ma il padre degli Dei ricorse ad uno stratagemma: andò da Afrodite chiedendole di prendere le sembianze di un’aquila, mentre egli avrebbe preso quelle di un cigno, le chiese poi di inseguirlo facendo sembrare che l’aquila lo volesse uccidere. Nemesi, volta a compassione, accolse tra le sue braccia il cigno e con lui si addormentò. Durante il sonno, Zeus la possedette e poi volò via. Gli uomini sulla Terra videro il cigno-Zeus volare alto nel cielo e, per evitare che qualcuno sospettasse dell’accaduto, collocò l’immagine volante del cigno con l’aquila che lo inseguiva, nel cielo, infatti le due costellazioni splendono vicine. Visto poi, che gli incontri di Zeus non erano mai in-fruttuosi, dopo alcuni mesi Nemesi partorì un uovo che però abbandonò nel bosco. Un pastore lo trovò e lo portò in dono a Leda, moglie di Tindaro, re di Sparta, che lo mise dentro un’urna. Quando l’uovo si schiuse, ne uscì una bellissima bambina: Elena, il cui destino avrebbe segnato la storia della Grecia, ella era Elena di Troia. 

Nell’arte, invece, questo mito viene raccontato con una variante: è Leda ad unirsi a Giove e a partorire ben due uova, dalle quali nasceranno, oltre ad Elena, i gemelli Castore e Polluce. Questa versione della leggenda, è stata rappresentata nell’arte in un periodo di tempo che ab-braccia molti secoli e da molteplici artisti: Leonardo da Vinci fece ben 3 versioni di Leda con il cigno (in piedi, inginocchiata e sdraiata, quest’ultima censurata), venne immortalata anche da artisti come Tintoretto e Michelangelo, la ritroviamo presente anche nel poema “I Trionfi” di Petrarca. Fu presa addirittura ad esempio per rappresentare il movimento del Simbolismo a fine ‘800 dal pittore Mokeau.