A cura di: Silvia Fiumalbi (AAAV)

“Ogni sera, mentre il Sole discende nel suo nascondiglio notturno, le stelle emergono come spiriti magici”

Esse si accendevano nel cielo agli albori delle prime civiltà e si accendono oggi, purtroppo alcune non riusciamo più a vederle ad occhio nudo a causa dell’inquinamento luminoso, ma come gli astri sapevano accendere la fantasia dei primi ominidi, possono ancora aprire in

Viene raffigurato come un arciere con la parte inferiore del corpo, comprese le quattro zampe, somigliante ad un cavallo e la parte superiore ad un uomo. Indossa un mantello e tende un arco nell’atto di scoccare una freccia in direzione del vicino Scorpione per vendicare la morte di Orione a causa della puntura del suddetto animale. Ma per un osservatore che volge lo sguardo al cielo, sarà difficile scorgere questa figura, vedrà piuttosto un altro asterismo formato dalle sue stelle più luminose, ovvero la forma di una teiera, come viene chiamata nella tradizione anglosassone, mentre nell’uranografia indiana questa costellazione veniva identificata solo con un arco ed una freccia, simbolo mantenuto ad esempio nella rappresentazione zodiacale. Sarà la sua presenza in tutte le antiche mappe del cielo a causare confusione riguardo le sue origini? Già la sua metà animale inizialmente pare fosse una capra e non un cavallo, poi ebbe anche attributi riconducibili allo scorpione ed altri animali ancora. Ma vediamo di analizzare le sue origini più accreditate nelle diverse culture. La sua nascita pare sia da attribuire al popolo dei Sumeri che lo adorarono prima con il nome di Pabilsag cioè “bufalo dalle cosce pezzate” oppure “distruttore di montagne e saccheggiatore di città” (dalla fusione di queste due immagini pare si sia originato il centauro), poi prese il nome di Nergal, talvolta dipinto come un centauro alato, dio della guerra, arciere e cacciatore, ma anche come il “Signore della Grande Abitazione” (ovvero l’oltretomba). È una delle costellazioni principali nella tradizione mesopotamica anche se ad oggi ancora ci sfugge l’esatta relazione tra il dio e l’essere composito che rappresenta la costellazione. Il re Hammurabi lo chiamò “Colui che non ha nemico in grado di sconfiggerlo”, ma per i Babilonesi era anche il dio delle piaghe e della distruzione. Su alcuni “kudurri” (pietre utilizzate per segnare il confine sui quali erano incisi veri e propri atti di proprietà dei terreni che il re concedeva ai vassalli) sono state ritrovate delle incisioni databili intorno al II millennio a.C. raffiguranti dei centauri con il corpo equino dotati di due code, una di cavallo ed una di scorpione e per metà con sembianze di uomo barbuto che tira con l’arco. Le zampe di cavallo a volte sono sostituite da artigli. Nel famoso kudurru del re Nabucodonosor I (metà XII sec.) per esempio, vi è rappresentato un uomo-scorpione con le zampe di aquila, intento a tirare con l’arco.
L’uomo scorpione (Girtalbiblu) è una figura presente nella mitologia mesopotamica quale custode e guardiano cosmico, protagonista nei rituali apotropaici. Il guardiano cosmico sopra indicato il cui culto nacque a Babilonia, fu nominato Marduk e lo si riteneva responsabile di aver collocato il Sole, la Luna, il cielo e la Terra nella posizione in cui venivano visti. Egli aveva anche collocato gli altri astri nel cielo dopo una lunga battaglia con la dea Tiamet al fine di riportare l’ordine nell’Universo che si era perduto con il passare del tempo e per tornare ad avere la benevolenza degli dei.

Si possono trovare tracce anche presso gli Assiri per i quali era il loro maggiore Dio: Assur, padre supremo degli Dei, re del cielo e della terra, il cui culto sopravvisse circa otto secoli. Veniva raffigurato come una figura barbuta in mezzo ad un disco alato nell’atto di scagliare una freccia dal suo arco. Lo troviamo spesso presente nei bassorilievi, a volte al posto dell’arco ha un cerchio in mano, probabilmente la corona Australe. Le ali di aquila denotano la regalità del dio ritratto nel cerchio fiammeggiante che ne enfatizza il carattere solare, mentre l’arco è espressione di potenza e dominio (il “Sagittipotens” citato da Cicerone), mentre il cerchio nella sua mano rappresentava il viaggio annuale del Sole, rappresentato astronomicamente dalla Corona Australe. Gli Egizi vedevano questa costellazione come una mandria di struzzi mentre si abbeveravano insieme al loro custode. Gli Ebrei invece prendevano in considerazione solo l’arco, facendolo derivare dall’arco tribale di Manasseh, un capotribù importante.
Quando i Greci introdussero questa figura nella loro mitologia, venne a crearsi una gran confusione tanto che l’antica rappresentazione del dio Nergal, che in alcune versioni veniva raffigurato come un centauro dotato di arco e frecce, finì per dare luogo a tre versioni differenti del sagittario:

1) L’astronomo e matematico greco Eratostene fece notare che i centauri non erano soliti portare l’arco; perciò, ritenne che si trattasse di un satiro: Crotus, figlio di Pan, il satiro più noto della mitologia greca. Aveva sembianze umane con orecchie, coda e zoccoli di capra. Crotus inventò l’arte del tiro con l’arco e spesso andava a cavallo, cosa che probabilmente portò con il tempo ad identificare la costellazione con un centauro. Abitava sul monte Elicone trascorrendo le giornate elogiando le Muse ispiratrici delle arti, figlie di Zeus, le quali chiesero al padre di metterlo in cielo nell’atto di dimostrare la sua abilità di arciere. Fu così che il re dell’Olimpo decise di attribuirgli il corpo di cavallo, visto la sua abilità di cavallerizzo, e arco e freccia per celebrare la sua bravura come arciere. Davanti alle sue zampe anteriori c’è un cerchietto di stelle che secondo Iginio era una ghirlanda gettata via da qualcuno che stava giocando. Questo cerchietto di stelle è la Corona Australe. Crotus viene anche ricordato per aver inventato l’applauso, usato come gesto di ringraziamento verso le Muse per le meravigliose manifestazioni delle loro Arti.

2) Apollo, figlio di Zeus, aveva avuto un figlio, Asclepio, Dio della medicina. Fin da piccolo fu affidato al centauro Chirone dal quale apprese la medicina e l’arte di resuscitare i morti. Zeus, intimorito da tale potere, lo fulminò e Apollo, per vendicarne la morte, trafisse i Ciclopi (artefici delle saette di Zeus) con una freccia di grandezza smisurata. Poi la nascose nel tempio a lui dedicato nella città degli Iperborei, popolo mitico abitante l’estremo nord, da dove soffia Borea. Era una freccia prodigiosa che trasportò un Iperboreo in un viaggio attorno al mondo, fornendogli anche gli alimenti per sopravvivere nel lungo cammino. Successivamente la freccia volò in cielo e dette forma alla costellazione del Sagittario.

3) Un’altra leggenda narra che fu Zeus a mettere in cielo il Sagittario con la freccia rivolta verso lo scorpione per vendicare la morte di Orione, come già abbiamo detto all’inizio di questo articolo.

Per i Romani il Sagittario era il centauro Chirone, educatore di Giasone, Achille ed altri famosi eroi. Si racconta che proprio Chirone abbia creato questa costellazione per guidare Giasone e gli Argonauti verso il Vello d’Oro. L’identificazione con questo personaggio però risulta errata poiché quest’ultimo è rappresentato nella costellazione del Centauro. Nella mitologia questo segno zodiacale sembra essere legato ad una creatura mitica, visibile solo dalle donne: l’Unicorno, un cavallo bianco dotato di corno che simboleggia la bellezza e la passione. Con questa bella immagine, auguro a tutte le donne di poter vedere in sogno questa meravigliosa creatura che un tempo si pensava magica, capace di esaudire i desideri di colei che avesse incontrato.